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18 April, 2021

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BEAUTY NEWS

of the day


Ilary Blasi è la conduttrice della nuova edizione de L'Isola dei famosi e sta incantando il pubblico puntata dopo puntata con il suo stile sensuale e femminile, ma mai volgare. Sta portando avanti una linea stilistica ben precisa, pur variando nei dettagli e nei colori dei suoi outfit. Stavolta ha puntato su un abito rosa, abbinato a maxi stivali alti e con tacco vertiginoso.Continua a leggere

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Arte online: il capolavoro di Giotto a portata di clic

Giotto così proprio non l’abbiamo mai visto. Da oggi possiamo varcare la soglia della strepitosa Cappella degli Scrovegni di Padova e ammirarla come mai prima d’ora. Dal computer di casa, grazie a un virtual tour che lascia sbalorditi (e se lo diciamo dopo un anno di fruizione forzata di arte digitale dal divano, ci si può credere).

Una visita multimediale mozzafiato

Il luogo non ha bisogno di troppe presentazioni: la cappella, capolavoro assoluto dell’arte occidentale, fu commissionata da Giotto da Enrico degli Scrovegni, tra il 1303 e il 1305.  Ora – come del resto tutti  i musei in Italia – è temporaneamente chiusa, ma se l’avete già visitata, saprete che si entrava, già in epoca pre-Covid, a numero contingentato e per un tempo limitato: dentro c’è lo spettacolo del cielo stellato, in oro e azzurro, ricreato da Giotto e lungo le pareti, i celeberrimi affreschi con le Storie della Vita della Vergine, le Storie della Vita di Gesù e il Giudizio Universale.  Il racconto giottesco della Cappella degli Scrovegni si svolge affresco dopo affresco, in senso orario ed elicoidale, dalla cacciata di Gioacchino dal Tempo al climax del Giudizio finale. Il bello, come sempre, sta nei dettagli.

La Cappella degli Scrovegni
La Cappella degli Scrovegni

Se la visita dal vivo (inutile ribadire quanto manchi: si attende ancora dal ministero dei Beni Culturali la data ufficiale di riapertura dei musei) regala un’emozione impareggiabile, è pur vero che la tecnologia permette di cogliere dettagli difficili da vedere sul momento, vuoi perché troppo distanti dal nostro punto di osservazione nella cappella (gli affreschi sono a 13 metri dal pavimento) vuoi perché non c’è mai il tempo sufficiente.

Grazie a una digitalizzazione in gigapixel realizzata da Haltadefinizione, è sufficiente un clic qui  per scopire il Giotto mai visto.  Si entra nella Cappella e ci si può muovere con il visore multimediale a 360° per cogliere inedite prospettive: cliccando poi sull’affresco che interessa si possono ingrandire decine di volte i dettagli, senza perderne la grana e la definizione. Il tutto, in maniera intuitiva.

Così, dopo il Louvre e la Cappella Sistina, anche il capolavoro di Giotto riceve un “trattamento” digitale capace di rendere pienamente omaggio al suo genio.

Il cielo stellato dipinto da Giotto
Il cielo stellato dipinto da Giotto
Felicemente persi nella navigazione, abbiamo annotato i nostri tre dettagli del cuore:

1. Il musino del cane e la sua zampina alzata, a voler richiamare l’attenzione di Gioacchino nell’affresco Gioacchino tra i pastori, dove per la prima volta nell’arte occidentale lo sguardo di un artista si rivolge non solo all’uomo ma anche al mondo animale e vegetale, come dimostrano i numerosi dettagli floreali.

Il cane
Il cane

2. La sensualità del bacio tra Anna e Gioacchino, nell’affresco Incontro alla Porta Aurea: l’intenso bacio tra Anna e Gioacchina, genitori di Maria, allude al concepimento dellaVergine. Colpisce la mano della donna, che affonda nei riccioli della barba di lui, e lo sguardo così complice della coppia.

Anna e Gioacchino
Anna e Gioacchino

3. Le lacrime (e le sopracciglia) delle madri: sono un dettaglio straordinario della Strage degli Innocenti. Giotto sceglie di cogliere la disperazione dei volti delle madri che si vedono rapire e poi uccidere i loro bambini, per il capriccioso volere di Erode.

La strage degli innocenti
La strage degli innocenti


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Moda 2021: i vestiti di jeans perfetti per i vostri prossimi look di primavera 

Pezzo irrinunciabile del guardaroba primaverile il minidress di jeans torna come di consueto anche quest'anno per accompagnarci passo dopo passo nelle prime giornate di sole, tra eleganti déjeuner sur l'herbe e lunghe gite in bicicletta, i fiori tra i capelli e la musica che ci piace nelle cuffie dell'iPhone. Un sogno? Ancora per poco, speriamo. Nel frattempo, comunque, meglio iniziare a preparare il look. La moda del 2021 ha trasformato i vestiti di jeans nei compagni ideali di mise romantiche e super femminili, abbandonando quell'estetica antica tipica dei nineties per abbracciare un'anima più delicata, elegante, sognatrice. 

L'abito denim si riempie così di rouches e drappeggi, maniche a palloncino, scolli a cuore e corpetti, in quella che sembra essere la piccola grande rivoluzione di un classico che non possiamo fare a meno di osservare con un certo piacere. Restano le tonalità azzurre canoniche, ma c'è ampio spazio per i pois, per nuance come il rosa pastello o un leggero effetto tie dye. Le silhouette si fanno aderenti e le gonne si accorciano. Ovviamente, cambia anche lo styling: i nuovi abitini in denim si portano con sandali bassi ultra minimali, borse di paglia e cappellini crochet. Vi piace questo nuovo stile boho? A noi sì, parecchio. E qui trovate 10 favolosi abitini che lo dimostrano.

  • Alexander McQueen Miniabito in denim washed indaco con impunture a contrasto e orlo con ruches, 1490 euro su alexandermcqueen.com
  • Alberta Ferretti Abito corto in denim tie dye con scollo quadrato e taglio bustier, 595 euro su albertaferretti.com
  • Dolce&Gabbana Abito corto in denim patchwork con scollo a cuore e maniche corte drappeggiate, 1450 euro su dolcegabbana.com
  • Mango Vestito denim corto con maniche corte a palloncino, 49,99 euro su mango.com
  • Isabel Marant Abito in denim corto a bustier rosa chiaro, 590 euro su isabelmarant.com
  • LoveShackFancy Mini abito babydoll in denim rosa a pois con rifiniture sfrangiate e gonna a balze, 338,56 euro su net-a-porter.com
  • Louis Vuitton Abito a trapezio in denim con maniche a palloncino e tasche in tela Monogram, 1800 euro su louisvuitton.com
  • Reformation Vestito in denim aderente con vita a corsetto e cerniera sul retro, 220 euro su thereformation.com
  • Veronica Beard Abito Sierra allacciato con ruches sulla gonna, 398 euro su veronicabeard.com
  • Versace Mini abito in denim senza maniche con scollo a V e orlo sfrangiato, 580 euro su versace.com


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Il luxury retailer online Mytheresa lancia in esclusiva una capsule di capi e accessori della collezione Alexander McQueen Pre-Fall 2021

Tra le ragioni per cui, da sempre, ricordiamo Alexander McQueen, figura un’impeccabile costruzione delle silhouette. Una feature imprescindibile che ritorna nei capispalla, negli abiti, nei gioielli e negli accessori della nuova collezione Pre-Fall 2021 disegnata dall’attuale direttrice creativa Sarah Burton, svelata in esclusiva e prima del tempo sul sito del celebre retailer di lusso tedesco Mytheresa. E che renderà l’esperienza di shopping online indimenticabile, tra architetture del design e personalità british dei capi.

Alexander McQueen x Mytheresa
Alexander McQueen x Mytheresa
Luca CampriAlexander McQueen x Mytheresa
Alexander McQueen x Mytheresa
Luca Campri

Tra linee sartoriali e geometrie voluminose, l’anima dell’ispirazione per la Pre-Fall 2021 risiede nelle forme trasgressive ereditate dal fondatore, Lee Alexander McQueen, e, al contempo, in quelle dark romantic introdotte negli ultimi anni dalla fashion designer Sarah Burton. In una perfetta combinazione di eredità irriverente e delicatezza del presente, la capsule presentata dell’e-boutique di Monaco presenta, attraverso dodici look, tutti i tratti distintivi dell’inconfondibile stile del brand inglese.

Alexander McQueen x Mytheresa
Alexander McQueen x Mytheresa
Luca CampriAlexander McQueen x Mytheresa
Alexander McQueen x Mytheresa
Luca Campri

Come una cornice narrativa, un suggestivo racconto editoriale introduce la selezione di abiti e accessori. Curata personalmente dal global creative director di Mytheresa, Julian Paul, e fotografata dall’italiano Luca Campri, la campagna vede la collaborazione della modella Sara Blomqvist. L’obiettivo cattura l’essenza dell’intera collezione Pre-Fall 2021. Luci e ombre sui muri sporchi di un’indefinita stanza vuota esaltano tutte le forme dei dodici look selezionati, tra autentici movimenti e intriganti still life.

Alexander McQueen x Mytheresa
Alexander McQueen x Mytheresa
Luca CampriAlexander McQueen x Mytheresa
Alexander McQueen x Mytheresa
Luca Campri

La costruzione delle creazioni è così definita e strutturata che ogni cosa vibra di potenzialità simbolica: le maniche di un trench esplose sulle braccia come quelle di un kimono, un corsetto a costine avvolto intorno alla vita di un delicato abito chemisier bianco, inarrestabili cuciture curvilinee immerse in una sconfinata gonna blu oltremare, un top aderente scoperto sulle spalle, un ribelle biker jacket sorpreso dal romanticismo di grandi balze.

Alexander McQueen x Mytheresa
Alexander McQueen x Mytheresa
Luca CampriAlexander McQueen x Mytheresa
Alexander McQueen x Mytheresa
Luca Campri

La selezione di Mytheresa si compone anche di una linea di accessori. Borse dal carattere forte quali i modelli Short Story e The Curve, rispettivamente tote e secchiello, incontrano il design ricercato e medievale degli orecchini earcuff incisi con motivi floreali; il tutto su un paio di sandali intrecciati o in un paio di combattivi boots neri, disponibili in versione alta e bassa, e in una fascia di prezzo compresa tra i 290 e i 4950 euro.

La collezione Pre-Fall 2021 di Alexander McQueen è disponibile in esclusiva sul sito ufficiale mytheresa.com a partire da giovedì 15 aprile.

Alexander McQueen x Mytheresa
Alexander McQueen x Mytheresa
Luca CampriAlexander McQueen x Mytheresa
Alexander McQueen x Mytheresa
Luca CampriAlexander McQueen x Mytheresa
Alexander McQueen x Mytheresa
Luca CampriAlexander McQueen x Mytheresa
Alexander McQueen x Mytheresa
Luca Campri


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A chi non frequenta il design probabilmente i nomi di Sofia Lagerkvist e Anna Lindgren non sono immediatamente riconoscibili, né forse quello di Front che è quello del loro studio. In realtà, il duo svedese (andate a vedere il loro sito) ha firmato una serie davvero importante di progetti per marchi che vanno da Vitra, a Moooi ad Axor e poi Zero, Moroso, Queboo...oltre, naturalmente a GTV Gebrüder Thonet Vienna che edita questa Coat Rack Bench. In italiano “panca appendiabiti” ha un suono forse meno grintoso, ma il senso di leggero straniamento per una descrizione che abbina orizzontale (panca) e verticale (attaccapanni) è palese; tutto ciò però finisce per rimarcare il sottile carisma del progetto, generato da un mix di tradizione (il legno curvato) e memoria di forme – quella dell’appendiabiti del 1905 e di tante sedute della Casa – il tutto rivisto però con uno swing rispettoso quanto sorridente e contemporaneo. È un oggetto che può stare nell’ingresso di casa, come fosse qualcosa che all’occhio distratto potrebbe apparire ereditato dalla nonna.

Coat Rack Bench, design Front per GTV Gebrüder Thonet Vienna.
Coat Rack Bench, design Front per GTV Gebrüder Thonet Vienna.

È l’appendiabiti che in men che non si  dica si affolla di soprabiti, giacche, cappelli e insieme la pista di atterraggio per borse, cartelle, tutto quello che si ha in mano e non si  sa mai dove lasciare entrando in casa. Ma, perché no? può stare benissimo ovunque. Il progetto originale è del 2014 e la seduta è ovviamente in puro stile viennese, vale a dire in paglia intrecciata. Nuovissima è la versione imbottita che è quella che è qui presentata. Le misure, per chi fosse interessato a verificare i proprio spazi domestici: altezza: 188 cm; larghezza: 136 cm; profondità: 59 cm; altezza seduta: 44 cm.



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Davide Oldani e Kenwood. Il cuore umano dei nuovi robot da cucina.

Fin dalla notte dei tempi, la via tecnologica è contestuale al cucinare umano. Calibrare un fuoco per cuocere le vivande è già tecnologia, come un pestello di pietra per frantumare i semi, finanche gli svariati mixer multifunzione del boom economico anni Sessanta… Un’evoluzione che, se fino a ieri si sostanziava nella fabbricazione di strumenti al servizio della creatività, oggi è chiamata ad affrontare anche le imprescindibili sfide del mondo contemporaneo, in ambito culinario: sostenibilità, qualità, cultura.

Questo il senso di un progetto fatto di una visione comune tra Kenwood, leader mondiale nei prodotti per la preparazione degli alimenti, e lo chef Davide Oldani, due stelle Michelin (di cui una verde), nonché uno dei più fulgidi esempi di una cucina tanto eclettica e innovativa, quanto connessa alla Terra, alla conoscenza della sua legge, e dei suoi frutti: “Bisogna sempre avere ben presente la terra su cui mettere i piedi e non solo il cielo dove mettere i sogni”.

Il cibo, Coco Chanel e la moda secondo Dominique Crenn, una delle più grandi chef donna al mondo
È una delle cinque donne al mondo ad avere tre stelle Michelin. Qui parla con Vogue di come la sua missione sia quella di diffondere un messaggio di inclusività e di empowerment

Kenwood e Davide Oldani si uniscono dunque sinergicamente in una partnership di azioni culturali integrate, che ruotano intorno alla necessità di equilibrare tecnologia e cuore umano, come opportunità di crescita per il futuro della nutrizione sana e consapevole. Video dedicati a piatti iconici italiani, interviste e approfondimenti, campagne digitali: tessere di un mosaico che avrà il suo focus nella formazione didattica. Un vero e proprio corso di studi - con chef Oldani méntore d’eccezione - rivolto alle nuove generazioni, nel segno di una tavola ancora da apparecchiare, ma su cui non dovranno mancare tradizione, competenza e robot da cucina.

Quali e come funzioneranno gli strumenti tecnologici che saranno sviluppati per supportare le visioni dei cuochi di domani? A questo e a molti altri interrogativi di un mondo che cambia, si studieranno risposte nella cornice dell’Istituto Professionale Statale per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera “Olmo” di Cornaredo, città natale dello chef Davide Oldani.

Chef, come si sostanzierà questo nuovo corso presso Olmo e cosa un aspirante chef dovrebbe aspettarsi dalla nuova generazione di robot da cucina Kenwood? Il corso nell’istituto Olmo si rivolge agli studenti che hanno finito la scuola secondaria di primo grado; è pensato per giovani che, dopo le medie, decidono di intraprendere una carriera che possa essere caratterizzata da ospitalità e cucina: quel mondo che all’Italia fa bene ma che oggi è in ginocchio. Nel nostro percorso con Olmo c’è un cambio di marcia nella didattica che io ho impostato; partiamo dal racconto ai ragazzi che prima studiano il prodotto, con particolare attenzione alla sua provenienza, e poi la ricetta. Esiste inoltre un programma comportamentale di regole a partire dalle divise: un riconoscimento chiaro, prima di tutto didattico, ma anche come regola e amalgama di tutti i ragazzi. Il robot da cucina poi aiuta in maniera sana e protettiva tutti, dall’appassionato al professionista in cucina. Più il robot ha prestazioni alte, più in cucina si ottengono salse lisce, uova montate, in sintesi un plus nel prodotto finito. Unendo la tecnologia di Kenwood e l’artigianalità mia possiamo fare qualcosa di nuovo per appassionati e professionisti.  Il rispetto assoluto per il cibo, in quanto fonte di vita, ha radici nella sua infanzia; cosa rimane oggi di quella dimensione economica e familiare nel suo lavoro quotidiano, e quanto è importante trasmettere tale memoria? È molto importante trasmettere il fatto che il cibo, oltre a essere divertimento e attività rilassante, è prima di tutto una cosa seria. Per nutrirci bene e stare bene dobbiamo mangiare bene, è la sintesi della vita dell’uomo. Se mangio bene sto bene e questo dev’essere un pensiero presente nella nostra quotidianità, un obiettivo. Essere curiosi, ricercare sempre, oggi in particolare dato che, grazie a Internet, accediamo a molte informazioni facilmente e più agevolmente di una volta. La nutrizione è la chiave per poter far stare bene l’uomo.

Suo “secondo padre” e méntore è stato lo chef Gualtiero Marchesi. Accogliendola, disse una frase che le rimase impressa: “Questi giovani sono come delle spugne che assorbono, assorbono, assorbono, e un giorno rilasceranno…”. Sono ancora spugne i giovani che oggi bussano alla porta di Olmo? Assolutamente sì, i giovani sono curiosi. Questa curiosità li porta a essere delle spugne, la noto ogni giorno e, rispetto a tanti anni fa, che la cucina è più mediatizzata aumenta la voglia di scoprire, capire. Così, anche inconsciamente, i giovani sono predisposti ad assorbire.  La nascita della stella verde Michelin potrebbe tradursi, oltre che come sommo riconoscimento di sostenibilità, anche come urgente ritorno ai fornelli del mestiere dello chef, oggi sedotto dall’essere “stella” della TV?   Non conoscendo la tv, mi limito a rispondere principalmente sul mestiere di cuoco che dev’essere motivante e le motivazioni le trovi in cucina, ogni giorno.

“IspirAzioni” sarà un format in quattro episodi dedicato ai piatti iconici della cucina italiana, ulteriore frutto della sua collaborazione con Kenwood. C’è un piatto della nostra tradizione che più di tutti esprime il cardine della sua cucina pop: l'armonia dei contrasti? Non esiste una ricetta ma un concetto che definisce la cucina pop, armonia dei contrasti appunto, dalla pasta al dolce. Tutto viene stravolto e modificato in base alla nostra idea di cucina in cui armonia dei contrasti si traduce anche in abbinamenti equilibrati.  “Ogni ingrediente, dal più umile al più ricercato, merita lo stesso rispetto”. Questa sua pillola filosofica custodisce una lettura etica di uguaglianza sociale, oggi più che mai, rilevante. E se fosse proprio una cucina consapevole a salvare il mondo? Sicuramente lo sarà, stiamo diventando tutti consapevoli di cosa mangiamo. A parte il cuoco mediatizzato o la cucina fine a sé stessa, il cibo diventa centrale e l’uomo potrà certamente salvare il mondo, se nutrito bene.



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C’era una volta Mario Praz. Chi si è avventurato a leggere il suo “La casa della vita” ricorderà lo sfarzo (nell’esposizione) e lo sforzo (nella lettura) di quel catalogo ragionato che è il testamento alla sua grande passione: il collezionismo. Le raccolte eclettiche del saggista e critico – “onnivore” come si dice in gergo – contemplano mobili stile Impero (che già ai tempi suoi erano ben poco à la page) e oggetti di ancora minor conto: dipinti d’interni; specchi; orologi; ventagli; cere; svariati cosiddetti conversation pieces. Lui stesso ammetteva: «Nonostante le loro ottime patenti storiche in cui appaiono i nomi di Cellini e di tanti altri artisti di vari Paesi, nonostante questo preclaro pedigree, quella delle cere non è più considerata un’arte vera e propria». Che piaccia o no, con le sue battaglie culturali per definire il collectible nel nome del gusto, Praz è il padre di tutti i collezionisti moderni. 

«Era come Grey Gardens, ma cadeva a pezzi». Così Richard Christiansen, fondatore della agenzia di pubblicità Chandelier Creative, ricorda la prima volta che vide la casa di Eagle Rock, a Los Angeles. Acquistata Flamingo Estate nel 2013, Christiansen è partito per il mondo con gli architetti Karl Fournier e Olivier Marty, collezionando oggetti «che avessero una storia». La casa ospita una formidabile collezione che va da Andy Warhol a David Hockney.
«Era come Grey Gardens, ma cadeva a pezzi». Così Richard Christiansen, fondatore della agenzia di pubblicità Chandelier Creative, ricorda la prima volta che vide la casa di Eagle Rock, a Los Angeles. Acquistata Flamingo Estate nel 2013, Christiansen è partito per il mondo con gli architetti Karl Fournier e Olivier Marty, collezionando oggetti «che avessero una storia». La casa ospita una formidabile collezione che va da Andy Warhol a David Hockney.
Kate Martin

D’altra parte, una decina d’anni fa il regista, scenografo e collezionista Pier Luigi Pizzi, a una conferenza alla Fondazione Roberto Longhi, si domandava: collezionisti si nasce o si diventa? «In qualche modo, istintivamente, siamo tutti nati collezionisti», argomentava, «non fosse altro che per imitazione. Il ragazzino raccoglie figurine, come i suoi compagni. Si raccolgono conchiglie sulla spiaggia quando si è molto piccoli». Un discorso in linea con l’attitudine prazzesca, che riconosce nel consumismo un mezzo di costruzione dell’identità.

Lasciata New York per Sydney, dal loro bungalow anni 60 Tamsin e Patrick Johnson – lei interior designer, lui nella moda con il suo brand P. Johnson – godono di una vista unica su Tamarama Bay. La casa, vista e comprata in 24 ore – «la proprietaria vi abitava da 50 anni; nulla era cambiato da quando era stata costruita», dice Tamsin –, è stata aperta divenendo un luminoso open space in pieno accordo con il panorama. «Amiamo il mare, qui l’estate è più lunga e la vita più calma». Alle pareti la coppia ha raccolto opere di artisti australiani odierni, ma anche arte astratta europea degli anni 30 e fotografie.
Lasciata New York per Sydney, dal loro bungalow anni 60 Tamsin e Patrick Johnson – lei interior designer, lui nella moda con il suo brand P. Johnson – godono di una vista unica su Tamarama Bay. La casa, vista e comprata in 24 ore – «la proprietaria vi abitava da 50 anni; nulla era cambiato da quando era stata costruita», dice Tamsin –, è stata aperta divenendo un luminoso open space in pieno accordo con il panorama. «Amiamo il mare, qui l’estate è più lunga e la vita più calma». Alle pareti la coppia ha raccolto opere di artisti australiani odierni, ma anche arte astratta europea degli anni 30 e fotografie.
Kate Martin

Ecco, gli oltre trenta creativi e collezionisti ritratti nel volume illustrato “More Than Just a House: At Home with Collectors and Creators” (Rizzoli New York, 2020) – farcito d’interni e proprietari più o meno rinomati, tastemaker, trendsetter – sono a tutti gli effetti dei collezionisti moderni: anche se immaginarli figli dell’erudito italiano, molti così giovani e bohémien, in quelle loro case illuminate dal sole e inebriate di brezza marina, pare francamente un po’ ardito. In ogni caso, il loro collezionare “sportivo” oggetti anche interessanti in sé, ma che se mescolati acquistano tutta un’altra aura, è quel che ha affascinato l’autrice del libro, Alex Eagle: «Il progetto», dice, «è nato dalla sensazione che provo ogni volta che entro nella splendida casa di un amico. Mi guardo attorno e vorrei poter registrare la mia esperienza». Eagle – una bella londinese bruna del genere “acqua e sapone”, come si diceva una volta, che ha fondato un omonimo concept store a Soho – in questo suo primo volume mette in scena una comunità globale in cui i famosi sei gradi di separazione si riducono a due: «Sono tutti amici o amici di amici, in qualche modo connessi a me, ma li ho scelti perché nelle loro case c’è qualcosa di speciale».

A Venice Beach dal 2010, Karina Deyko e David de Rothschild hanno trasformato una ex officina meccanica nell’album dei ricordi della loro relazione. Attrice che ama Venice perché «è distante da Hollywood», è stata lei a curare la sistemazione degli spazi. «Le pareti bianche sono come una tela su cui provo a comporre le differenti cose che mi attraggono e colleziono».
A Venice Beach dal 2010, Karina Deyko e David de Rothschild hanno trasformato una ex officina meccanica nell’album dei ricordi della loro relazione. Attrice che ama Venice perché «è distante da Hollywood», è stata lei a curare la sistemazione degli spazi. «Le pareti bianche sono come una tela su cui provo a comporre le differenti cose che mi attraggono e colleziono».
Kate Martin

Lei stessa da ciascuna ha, metaforicamente, portato via un pezzetto, piccolo o grande: «Può essere una marca di tè, un particolare bicchiere per metterci la limonata, il colore rosa delle pareti tinte a calce». Figlia di un mercante d’arte e cresciuta a West London, in una classica townhouse con giardino, ricorda pile di libri e quadri ovunque, «il leitmotiv della mia vita». E aggiunge: «Penso di aver collezionato sin da bambina. S’inizia dalle piccole cose: ditali, francobolli, cartoline. Poi ci si affina. Ricordo che vedendo per la prima volta una sedia di George Nakashima, al mercato delle Pulci di Parigi, rimasi senza parole». La cerchia di personaggi che ha qui riunito è fatta di anime affini, sparse per il mondo: in un riad a Marrakech o in una villa in Toscana, a New York o a Londra. E se qualcuno di loro – come Craig Robins, co-fondatore di Design Miami, o Indrė Šerpytyė, che accoglie nel suo castello scozzese opere di sole donne – può dirsi collezionista in senso tradizionale, per molti altri circondarsi d’oggetti pieni di significato è, più che una missione, uno stile di vita.

La fotografa Indré Šerpytyté nel salone del castello in Scozia dove, con il marito David Roberts colleziona opere realizzate solo da artiste. È di Stella Vine il grande ritratto di Kate Moss, sopra il camino.
La fotografa Indré Šerpytyté nel salone del castello in Scozia dove, con il marito David Roberts colleziona opere realizzate solo da artiste. È di Stella Vine il grande ritratto di Kate Moss, sopra il camino.
Kate Martin

(Continua)

Leggete l’articolo integrale di Marta Galli e sfogliate il servizio fotografico di Kate Martin sul numero di aprile di Casa Vogue, in edicola con Vogue Italia


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Il look total white è di moda: la tendenza dei vestiti bianchi si conferma anche per la primavera estate 2021. Abbiamo trovato per voi i migliori modelli tra sfilate, outfit street style e visti su Instagram.

Melbourne Fashion Festival - Street StyleNaomi RahimIl bianco secondo Jacquemus 

Simon Jacquemus è lo stilista della sublime raffinatezza, colui che fa sognare tra i campi di lavanda o di grano. L'estrema naturalezza della sua mano stilistica permette di offrire il meglio nella stagione più calda, quando il corpo si veste di tessuti leggerissimi. L'enfant prodige della moda francese estiva per eccellenza conferma che anche un semplice e minimale vestito bianco può fare la differenza, può esprimere genuinità, sensualità e femminilità.

Spirito libero dalla creatività particolarmente sensibile alla modellistica, notata anche da Rei Kawakubo all'inizio della sua carriera, lo stilista ha plasmato diverse mise total white: bianco è l'abito che apre la sfilata primavera estate 2021, bianco è l'abito che chiude la sfilata primavera estate 2021. È così che si dipana il racconto stilistico dell'intera collezione.

Poche variazioni sul tema che devono tagli aderenti e diritti, tipici degli anni ‘90, qui rinfrescati da elementi disorientanti come un rever asimmetrico o dei nastri di tessuto ton sur ton che tagliano la linea delle spalle. Per qualcuno semplici abiti da sposa (Vittoria Ceretti si è infatti sposata in Jacquemus), per altri meravigliosi vestiti bianchi da indossare d’estate. A voi la scelta d'occasione d'uso.

Jacquemus
Jacquemus
L'abito bianco, semplice e mai noioso

Questi capi non chiedono di essere personalizzati, anzi offrono il loro meglio indossati così, senza sovrastrutture, accessori ridondanti o elementi décor. Il taglio è basic, ricorda camicie da notte o bluse allungate e perfettamente diritte, sempre perfettamente pulite. A vederle sanno di fresco, di talco, di bucato. Nella loro estrema semplicità non annoiano, anzi diventano una certezza del tempo libero, di un tiepido sabato mattina o di una intorpidita domenica.

Al mare o in città, i migliori outfit street style

Il bianco veste e non delude in estate, porta un po' di leggerezza: suggeriamo d'indossare modelli dotati di maniche a sbuffo, bottoni che aiutano a chiudere o svelare, orli midi e volumi appena accennati. 

La combo moda preferita? Vestito bianco più borsa di paglia, sandali sportivi o zoccoli.

Street Style - Day 4 - Copenhagen Fashion Week Spring/Summer 2021Raimonda KulikauskieneCOPENHAGEN, DENMARK - AUGUST 10: Josephine Aarkrogh Schepelern outside Malaikaraiss wearing white dress, black sandals and carrying beige bag during Copenhagen fashion week SS21 on August 10, 2020 in Copenhagen, Denmark. (Photo by Raimonda Kulikauskiene/Getty Images)Street Style - Day 2 - Copenhagen Fashion Week Spring/Summer 2021
COPENHAGEN, DENMARK - AUGUST 10: Josephine Aarkrogh Schepelern outside Malaikaraiss wearing white dress, black sandals and carrying beige bag during Copenhagen fashion week SS21 on August 10, 2020 in Copenhagen, Denmark. (Photo by Raimonda Kulikauskiene/Getty Images)
Raimonda KulikauskieneStreet Style - Day 2 - Copenhagen Fashion Week Spring/Summer 2021Christian VierigDay 1 - Street Style - Stockholm Fashion Week Digital Edition 2020Christian VierigSarah Lou Falk Street Style Shooting In Frankfurt am MainStreetstyleshooters


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Oggi come oggi, abbiamo tutti voglia di aggiungere un po’ di morbido, confortevole e ingenuo ottimismo nelle nostre vite. Lo stesso vale anche per l’attrice e cantante Dove Cameron, specialmente quando si parla di bellezza.

Premiata con un Emmy e prossima al lancio di nuovi pezzi musicali durante l’anno, Dove ci spiega il suo metodo per ottenere una lucentezza romantica e sbarazzina tutta “incentrata sulla pelle” con un look che dura tutto il giorno. 

“È una variazione dei look pratici per tutti i giorni. È uno di quelli che preferisco in assoluto.”

Il corso accelerato di Cameron è colmo di trucchi ingegnosi in fatto di bellezza. 

“Questa è davvero scienza, state per assistere a roba seria”

Per esempio, sai come si usa il quarzo rosa? Dopo aver idratato il viso con l’olio, Cameron tende delicatamente la pelle con il dito e poi lo trascina verso l’alto prima di spiegarci il suo metodo: 

“Non bisogna trascinarlo troppo. Così tutto il sangue arriva in superfice. La mattina, metti il cristallo in frigo così ha un ottimo effetto sgonfiante.”

Per una radiosità che viene da dentro, Cameron suggerisce di fare un doppio giro di idratante, “anche se può sembrare esagerato”, per garantire un effetto rugiada che dura tutto il giorno. E se per caso l’eyeliner liquido non rispetta i piani? Segui il suo consiglio e non scoraggiarti: 

“Di solito inizio con un pennarello più spesso e poi, se proprio va tutto storto, utilizzo un formato in penna più piccolo.”

Quando si parla di make-up romantici, gli occhi sono importanti. Cameron migliora il suo look con piccoli dettagli, per esempio aggiungendo delle finissime ciglia finte una a una o infoltendo le sopracciglia, rigorosamente dopo aver permesso alle maschere per il contorno occhi  di fare la loro magia.

Per un resoconto completo del suo make-up romantico che risplende di rosa, premi play e lascia che Cameron ti sveli una miriade di trucchi e suggerimenti.

Team Credits

DIRECTOR / DOP: Alexander Alexandrov  LA PRODUCTION: We Are Verve  HAIR STYLIST: Kylee Heath at A-Frame Agency  CASTING: Nurrrr 

Beauty credits

Cheeky Cherry Eye & Cheek Mask, by Squish Beauty 365 Skin Oil Blend, Vitamin E, 5000 IU, by Whole Foods Market Rose Quartz Gua Sha Face Cream, by Dr. Barbara Sturm Eye Cream, by Dr. Barbara Sturm Glowscreen SPF 40, by Supergoop! Magic Foundation, 3 Fair, by Charlotte Tilbury Stay Don't Stray Eyeshadow Primer, Light/Medium, by Benefit Cosmetics Vanish Airbrush Concealer, by Hourglass Cosmetics Perfection Powder Featherweight Foundation, 120 Ivory, by Marc Jacobs Beauty Powder Blusher, Nymph, by Illamasqua Eyebrow Gel, Clear, by The BrowGal Badass Mascara, Badass Black, by Tom Ford See-quins Glam Glitter Liquid Eye Shadow, 76 Moonstoned, by Marc Jacobs Beauty GLOBALM, Clear, by CTZN Cosmetics Duralash Naturals Individual Lashes, Medium, by Ardell  Quick Set Strip Lash Adhesive, Clear Tone, by DUO Diorshow Brow Styler, 001 Universal Brown, by Dior Liner Disturbia Eyeliner, 01 Black Disturbia, by Givenchy Beauty Rainforest of the Sea, So Fine Micro Liner, by Tarte Cosmetics Bar of Gold Highlighter Palette, by Charlotte Tilbury Lip Balm (Squeeze Tube), by Mario Badescu Lip Liner, Dream, by Julie Hewett Mini Dewy Set Setting Spray, Coconut-Vanilla, by Anastasia Beverly Hills Body Glow Oil, Lumière Rose, by French Girl



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Terapia della luce come sinonimo di vita e di rinascita. In epoca di Covid e post-Covid è facile intuirlo, ma forse pochi sanno che i raggi luminosi sono molto benefici per chi soffre di patologie dermatologiche. Si calcola che ci siano più di tremila disturbi di questo tipo e che, secondo le ricerche più recenti, colpiscano circa il 25 per cento degli Italiani. I più diffusi sono la dermatite e la psoriasi: di quest’ultima soffrono quasi tre milioni di persone nel nostro Paese. 

“La fototerapia è molto indicata per trattare i problemi cutanei”, dice Simone Ribero, dermatologo a Torino. “Non guariscono completamente, perché dipendono anche da altri fattori come la predisposizione genetica e la componente psicologica: negli ultimi tempi, caratterizzati da stress, lockdown e pandemia, quest’ultima ha inciso in modo notevole sulla salute della pelle, considerata la cartina di tornasole di tutto l’organismo. La terapia della luce è in grado di migliorare molto il problema, attenuando la formazione di pruriti e irritazioni”. 

Conta molto anche l’utilizzo di device sempre più avanzati, molto performanti e capaci di ridurre al minimo ogni tipo di rischio. Nel centro medico polifunzionale Skin Lab di Torino, inaugurato di recente, si trova la cabina Waldmann UV 5002, uno dei cult del settore, che è particolarmente sofisticata. “Riproduce i raggi UVB a banda stretta, cioè solo quelli benefici e utili, ‘tagliando’ completamente tutte le altre radiazioni dannose o superflue a fini terapeutici”, spiega il dermatologo. “La luce viene erogata solo dove è necessario, evitando di coinvolgere anche la parti sani circostante”. 

Il macchinario ha una forma cilindrica, simile alla lampada solare e il paziente si posiziona in piedi. La seduta è molto breve - da qualche secondo a un paio di minuti – e si ripete con una frequenza di due-tre volte alla settimana per circa un paio di mesi. “La fototerapia non presenta controindicazioni particolari e può essere eseguita a tutte le età: naturalmente il paziente prima viene sottoposto a una visita dermatologica ed è il medico che prescrive la terapia e imposta il macchinario in modo specifico”, continua il dottor Ribero. “È molto confortevole e la permanenza nella cabina è talmente rapida che non provoca nemmeno sensazioni di chiusura o claustrofobia, come può succedere con l’utilizzo di apparecchi simili”.  

Altro importante vantaggio della fototerapia, è la sua valenza preventiva, dal momento che rinforza la cute: può essere un’ottima soluzione per chi ha la pelle chiara e soffre spesso di eritemi o arrossamenti se si espone al sole. Un health tip per ottenere un’abbronzatura sicura quando finalmente si andrà al mare. Non vediamo l’ora!



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Anne Hathaway: la top 5 dei film con l'attrice newyorchese

Ha rubato una collana con Rihanna, ha trafficato droga per Jake Gyllnenhaal e ha tirato i capelli a Kate Hudson a pochi passi dall’altare. Anne Hathaway al cinema ne ha fatte di tutti i colori, come dimostrano rispettivamente Ocean’s 8; Amore & altri rimedi e La mia migliore nemica.

Per la maggior parte della carriera ha collezionato commedie romantiche, da nuovi classici come Appuntamento con l’amore (assieme a Julia Roberts) a vibranti adattamenti letterari come One Day. Alcune hanno fatto la storia della settima arte, come I segreti di Brokeback Mountain, mentre altre virano sul comico, come Attenti a quelle due.

Che sia l’incarnazione vivente della bontà come in Alice in Wonderland (alla corte di Tim Burton interpreta la Regina Bianca) o dia il volto all’ambiguità del male, dietro la maschera di Catwoman ne Il Cavaliere Oscuro – il ritorno, questa newyorkese doc raramente sbaglia un colpo. Si barcamena con agilità tra un genere e l’altro e gioca su quegli occhioni da cerbiatto per ammaliare e conquistare.

Premio Oscar per Les Misérables, ha alternato kolossal come Insterstellar a cartoon come Rio. Ha la fama di essere una perfettina, almeno secondo i gossip di Hollywood, una di quelle maniache del controllo sempre misurate in tutto. Che si metta sul piedistallo o meno, poco importa.

È riuscita a reinventarsi e a cambiare pelle talmente tante volte da aver ormai perso il conto e ora torna in prima fila perché il suo è uno dei primi set a riaprire negli Stati Uniti in tempo di Covid-19. Il film, una commedia dai risvolti inattesi, si chiama Locked Down ed è uno dei cinque titoli della sua carriera di cui non si può fare a meno.

1. LOCKED DOWN – heist movie

Locked Down arriva il 16 aprile in esclusiva digitale sulle maggiori piattaforme (incluse Apple Tv app, Amazon Prime Video, Youtube, Google Play, TIMVision e Rakuten TV). Proprio come il progetto precedente, Le streghe, anche questo film salta l’uscita in sala e arriva direttamente al pubblico. Non è la prima volta che si trova coinvolta in una storia con rapina (come insegna Ocean’s 8, su Netflix), ma stavolta di mezzo ci sono i sentimenti perché la sua Linda finisce per passare l’isolamento in casa con il suo ex, Paxton (Chiwetel Ejiofor), che nel frattempo mette appunto un piano ai danni dei grandi magazzini Harrods. Gli ostacoli del cuore, insomma, si moltiplicano…

Locked DownLOCKED DOWN
Locked Down
SUSAN.ALLNUTT@BTINTERNET.COMLocked DownLOCKED DOWN
Locked Down
Susie Allnutt2. IL DIAVOLO VESTE PRADA – commedia glam

L’assistente imbranata di Meryl Streep che si lascia rimproverare sulle sfumature dell’azzurro – e precisamente sulle cinture color ceruleo – riesce ad affrontare missioni impossibili, compresa quella di recuperare i manoscritti inediti dei nuovi libri di Harry Potter, pur di affermarsi nel campo dell’editoria. Con un cambio look radicale (merito di Stanley Tucci), la giovane diventa una fashion victim, si fa notare per professionalità e acume e ruba la scena persino ad Emily Blunt. Chi sottovaluta la sua faccina d’angelo sbaglia di grosso: nel Diavolo veste Prada, disponibile su Disney+, la Hathaway divide la scena con le vere star, gli abiti di Patricia Field (Sex and the City), che sono valsi la nomination agli Oscar come miglior costumi. Per la cronaca, il budget del film è stato decuplicato al botteghino, trasformando questa storia in uno dei cult sulla moda.

FILM - IL DIAVOLO VESTE PRADA - DEVIL WEARS PRADA - FOTO DI SCENA - Meryl StreepRegia David Frankel (SET CINEMATOGRAFICO Meryl Streep DEVIL WEARS PRADA - FOTO DI SCENA FILM - IL DIAVOLO VESTE PRADA CINEMA AMERICANO)
Cinque curiosità sul Diavolo veste Prada
Budget da capogiri. Centinaia di provini e una finta Parigi. Dietro le quinte di Il Diavolo veste Prada
Il diavolo veste Prada
Il diavolo veste Prada
3. LO STAGISTA INASPETTATO - commedia ispirazionale

Ancora un film che parla di moda, per la Hathaway: con Lo stagista inaspettato (su Netflix) diventa un’imprenditrice di successo meticolosa e pignola, ma che sacrifica la vita privata sull’altare della carriera. Non ha tempo per fare niente e persino il sonno diventa un optional. Mai avrebbe immaginato che un programma per l’inserimento di anziani come stagisti le avrebbe cambiato la vita. La sua Jules, infatti, si ritrova in affiancamento Ben (Robert De Niro), un pensionato dall’etica irreprensibile, che cambia non solo l’atmosfera dell’azienda ma anche la prospettiva da cui la giovane guarda alla vita. Gli incontri-scontri generazionali sanno di tenerezza, commuovono e ispirano. E alla fine, nonostante tutto, la Hathaway si guadagna con questo progetto molti punti simpatia.

Lo stagista inaspettatoTHE INTERN
Lo stagista inaspettato
Courtesy of Warner Bros. Pictures4. PRETTY PRINCESS - fiabesco

Non solo la saga di Pretty Princess accanto a Julie “Mary Poppins” Andrews: l’attrice aveva già strizzato l’occhio al mondo delle favole con Ella Enchanted, ma è questo progetto targato Shonda Rhimes (Grey’s Anatomy e Bridgerton) a far davvero decollare la carriera dell’attrice. Grazie a questa spinta pop (da rivedere su Disney+), la principessa moderna diventa nerd e imbranata, lontana anni luce dall’austera compostezza della nonna, regnante a Genovia, uno di quei regni lontani lontani tipici del “c’era una volta”. Addio capelli crespi e fuori moda, benvenuta chioma lucente e “regale”: il make over della sua liceale Mia è stupefacente, anche a dispetto dello stylist italiano dal dubbio gusto. Nella saga hanno militato volti noti, da Mandy Moore a Sandra Oh fino a Chris Pine, un principe decisamente poco azzurro, almeno stando alle premesse. Questi film sono intramontabili pilastri dell’infanzia e dell’adolescenza, anche grazie a scene teneramente ribelli come il pigiama party a palazzo.

Pretty princess
Pretty princess
5. BECOMING JANE - romantico

Uno dei film più toccanti sulla storia di Jane Austen e dei suoi scritti – con star del calibro di Julie Walters e Maggie Smith – vede la Hathaway nei panni dell’iconica autrice, scomparsa prematuramente senza mai essere arrivata all’altare, destino felice di molte delle protagoniste dei suoi romanzi (consigliatissimo su Now). Stavolta la scrittrice di Orgoglio e pregiudizio si ritrova al centro di una delle storie d’amore che ama raccontare. L’oggetto del suo desiderio si chiama Thomas (James McAvoy), un giovane di grandi speranze che ne ricambia l’affetto con devozione e candore. A dispetto del suo talento, il ragazzo non ha alcuna rendita e per studiare deve cedere al ricatto di uno zio altolocato. Ecco allora che Jane compie l’estremo sacrificio e lo lascia libero dalle promesse scambiate durante l’innamoramento: per salvarlo dall’indigenza, mette a tacere i propri sentimenti. Questo affresco sublime di struggimento, liberamente ispirato dalla biografia della Austen, conferma la nobiltà d’animo di questa penna talentuosa e conforta le future generazioni di cuori infranti.

Becoming Jane
Becoming Jane


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Dallo scrub viso alla crema: i benefici dello zucchero

C'è da fare un po' di chiarezza. Abbiamo parlato più volte di sugar face (qui un articolo che vi spiega come, una dieta troppo ricca di zuccheri, possa nuocere a pelle e salute) e di glicazione, ovvero il fenomeno che si manifesta quando il glucosio trasportato dai vasi sanguigni attacca le fibre di collagene ed elastina - colonne portanti del derma -, causando perdita di elasticità e di densità cutanea.

Attenzione però a non generalizzare: lo zucchero, nello specifico quello di canna, può essere infatti anche un ottimo alleato in fatto di skincare. Lo dimostra SATŌ Cosmetici, brand che mette a frutto il suo know how nell’industria dolciaria e farmaceutica per creare una nuova linea di prodotti di bellezza naturali a base di zucchero, sicuri ed ecofriendly.

Partiamo da questo ultimo punto, perché è facile parlare di “movimento” clean beauty, più difficile riconoscere quali prodotti ne fanno davvero parte. Basti pensare che sono oltre 1300 le sostanze nocive bandite in Europa dalla regolamentazione sui cosmetici (Regolamento CE 1223/2009, entrato in vigore a luglio 2013). Eppure, componenti chimici, conservanti e agenti antibatterici sono ancora presenti in diverse categorie di prodotti per la pelle.

La buona notizia è che, nei cosmetici, queste sostanze possono essere sostituite con ingredienti che ci regala la natura.

“Tutto è cominciato con l’azienda Zucchero & C., di nostra proprietà, da 30 anni specializzata nella lavorazione dello zucchero al servizio dell’industria dolciaria e farmaceutica”, dice Marcella Antonini, vice presidente di Zucchero & C. e responsabile del progetto SATŌ Cosmetici. "Da sempre appassionata e utilizzatrice di cosmetici naturali, due anni fa ho iniziato a pensare a una linea di prodotti che rispettassero il benessere della pelle e anche l’ambiente. Lo zucchero è stato il mio punto di partenza: con un’equipe di esperti del settore abbiamo capito che i nostri ingredienti di base - lo zucchero, il principale, e l’amido di riso - potevano essere usati anche per realizzare cosmetici “sani” e rispettosi verso la natura. Per raggiungere l’obiettivo abbiamo individuato un "compagno di viaggio" che ci assomigliasse. Al nostro DNA di imprenditori appartiene infatti un profondo rispetto per la natura e per l'ecologia. Abbiamo quindi preso in esame le industrie cosmetiche concentrate nell'area italiana che produce il 65% dei cosmetici in Europa e abbiamo scelto il nostro partner anche in base alla presenza in azienda di un laboratorio di ricerca specializzato in cosmetici naturali".

Nasce così SATŌ Cosmetici (per chi se lo chiedesse SATŌ è la parola giapponese che noi traduciamo con “zucchero”, ndr), una linea di prodotti naturali che garantisce un programma di bellezza e benessere completo per viso e corpo. Dall’esfoliazione all’idratazione, dalla nutrizione al trattamento dell’invecchiamento cutaneo.

Il rispetto dell'ambiente? Emerge in tre punti chiave: 

  1. FORMULAZIONI con ingredienti esclusivamente naturali. Fra questi: lo zucchero di canna ovviamente, ma anche amido di riso, acido ialuronico vegetale, oli vegetali (crusca di riso, rosa Mosqueta e Girasole), germe di grano, estretti di Centella Asiatica, Vitamina C ed E;
  2. NICKEL TESTED: i prodotti possono perciò essere serenamente utilizzati anche da chi è allergico al nickel senza rischi di reazioni infiammatorie;
  3. PACKAGING ECO-SOSTENIBILI: le confezioni sono 100% in materiale riciclabile. Ciò per garantire la purezza degli attivi con un pack stabile in termini di mantenimento e durata delle sostanze in esso contenuto. 

Ingrediente star di tutti i prodotti è appunto lo zucchero di canna che si rivela iper efficace per esfoliare come per idratare, purificare e combatter l'iper pigmentazione. Lo dimostrano i prodotti : SATŌ Cosmetici che vi presentiamo qui sotto. 

LO SCRUB VISO E CORPO Natural Face Scrubbing, SATŌ: grazie allo zucchero di canna, svolge una esfoliazione meccanica profonda che riattiva il microcircolo, purifica e lascia la pelle subito levigata e setosa correggendo i pori dilatati. Contiene anche olio di rosa Mosqueta ad alto contenuto di acidi grassi essenziali ideali per la rigenerazione delle membrane cellulari e per il rinnovamento dei tessuti cutanei.
Natural Face Scrubbing, SATŌ: grazie allo zucchero di canna, svolge una esfoliazione meccanica profonda che riattiva il microcircolo, purifica e lascia la pelle subito levigata e setosa correggendo i pori dilatati. Contiene anche olio di rosa Mosqueta ad alto contenuto di acidi grassi essenziali ideali per la rigenerazione delle membrane cellulari e per il rinnovamento dei tessuti cutanei.

Natural Body Scrubbing, SATŌ: i granelli di zucchero di canna esfoliano la pelle in profondità riattivando il microcircolo ed eliminando cellule morte e buccia d’arancia. L’olio di rosa Mosqueta, ricco di acidi grassi essenziali, rigenera le membrane cellulari mentre l’olio di crusca di riso e la vitamina E idratano, levigano e nutrono la pelle mantenendola elastica e tonica.
Natural Body Scrubbing, SATŌ: i granelli di zucchero di canna esfoliano la pelle in profondità riattivando il microcircolo ed eliminando cellule morte e buccia d’arancia. L’olio di rosa Mosqueta, ricco di acidi grassi essenziali, rigenera le membrane cellulari mentre l’olio di crusca di riso e la vitamina E idratano, levigano e nutrono la pelle mantenendola elastica e tonica.
LA MASCHERA E CREMA VISO Natural Face Caring – Cream, SATŌ: contiene cellule staminali vegetali di mela che forniscono sostanze nutrienti alle cellule staminali umane e proteggono dai raggi Uv, combattendo l’invecchiamento cutaneo con un’azione antiossidante. L’acido ialuronico ha effetto lenitivo, cicatrizzante, idratante e anti-infiammatorio mentre gli oli vegetali e le vitamine C ed E riparano la pelle e la proteggono dalle aggressioni dei radicali liberi.
Natural Face Caring – Cream, SATŌ: contiene cellule staminali vegetali di mela che forniscono sostanze nutrienti alle cellule staminali umane e proteggono dai raggi Uv, combattendo l’invecchiamento cutaneo con un’azione antiossidante. L’acido ialuronico ha effetto lenitivo, cicatrizzante, idratante e anti-infiammatorio mentre gli oli vegetali e le vitamine C ed E riparano la pelle e la proteggono dalle aggressioni dei radicali liberi.
Natural Age Caring – Mask, SATŌ: si avvale della tecnologia innovativa ICS Antiaging [bio-intelligent microingredients], un grande passo nella cosmetica per il ringiovanimento cutaneo. Si tratta di una capsula a base vegetale con peptidi ancorati alla superficie che sono in grado di selezionare e guidare i fibroblasti e lì rilasciare l’ingrediente antiage racchiuso nella capsula. Questo stimola la produzione di collagene ed elastina.
Natural Age Caring – Mask, SATŌ: si avvale della tecnologia innovativa ICS Antiaging [bio-intelligent microingredients], un grande passo nella cosmetica per il ringiovanimento cutaneo. Si tratta di una capsula a base vegetale con peptidi ancorati alla superficie che sono in grado di selezionare e guidare i fibroblasti e lì rilasciare l’ingrediente antiage racchiuso nella capsula. Questo stimola la produzione di collagene ed elastina.
LA CREMA CORPO  Natural Body Feeling – Cream, SATŌ: si avvale della tecnologia innovativa ICS Silhouette [bio-intelligent micro - ingredients], una rivoluzionaria capsula a doppio strato con peptidi di origine vegetale che, in combinazione, sono in grado di guidare la capsula verso gli adipociti e rilasciare il principio attivo anticellulite all’interno della cellula attraverso un processo di idrolisi della stessa.
Natural Body Feeling – Cream, SATŌ: si avvale della tecnologia innovativa ICS Silhouette [bio-intelligent micro - ingredients], una rivoluzionaria capsula a doppio strato con peptidi di origine vegetale che, in combinazione, sono in grado di guidare la capsula verso gli adipociti e rilasciare il principio attivo anticellulite all’interno della cellula attraverso un processo di idrolisi della stessa.


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The shooting by Carlijn Jacobs for the May issue of L'Uomo is titled Posers. Styling by Helena Tejedor.

Here are some pictures from the photo feature.

Patchwork mini top, GCDS; shorts, Y/Project; wedge sandals, Coperni. Swarovski crystal necklace, Ludovic de Saint Sernin. Top and cap, New Era; denim tie dye bermuda, MSGM; socks, Vans. Vintage Basketball sneakers, New Balance; glasses in acetate, Dior Men. Rings, Versace. Skateboard in wood, Saint Laurent Rive Droite
Patchwork mini top, GCDS; shorts, Y/Project; wedge sandals, Coperni. Swarovski crystal necklace, Ludovic de Saint Sernin. Top and cap, New Era; denim tie dye bermuda, MSGM; socks, Vans. Vintage Basketball sneakers, New Balance; glasses in acetate, Dior Men. Rings, Versace. Skateboard in wood, Saint Laurent Rive Droite
Carlijn JacobsConvict jet trousers, JNCO; saddle bag in Dior Oblique Galaxy leather, pendant necklace, Dior Men.
Convict jet trousers, JNCO; saddle bag in Dior Oblique Galaxy leather, pendant necklace, Dior Men.
Carlijn JacobsPied-de-poule gilet, Tagliatore; military cotton drill treated trousers, basket sneakers, Gucci; faux fur bucket hat, Emma Brewin. Necklaces, Chanel, Celine by Hedi Slimane. Party bracelet in red polyester and gold brasse, Balenciaga. Skateboard, Versace Home.
Pied-de-poule gilet, Tagliatore; military cotton drill treated trousers, basket sneakers, Gucci; faux fur bucket hat, Emma Brewin. Necklaces, Chanel, Celine by Hedi Slimane. Party bracelet in red polyester and gold brasse, Balenciaga. Skateboard, Versace Home.
Carlijn Jacobs

Fashion credits: Photographs by Carlijn Jacobs Styling by Helena Tejedor Models: Mica Argañaraz @ Viva Paris, Parker Van Noord @ Whynot, Kaissan Ibrahima, Tom Rey @ Success, Jordan Legessa @ M Management Stylist assistant: Ophélie Cozette Hair: Karim Belghiran @ Total Make-up: Aurore Gibrien @ Bryant Artists On set: 5E Productions

See the photo feature by Carlijn Jacobs in the May issue of L'Uomo, on newsstands from April 13th


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Before he was a fashion designer, or a business owner, or a DJ, or an exhibition curator, or a progressive social philanthropist, or any of the many other roles in his myriad personal portmanteau, Virgil Abloh was first of all a skater. Talking down a patchy phone line, the one-time Rockford skate rat recalls with relish his gnarliest slam: “Oh, man, I can remember it like it was yesterday! With my friend Chris Eaton we would go and raid construction sites in my neighbourhood to build ramps with whatever wood was there. Once we made this wedge, a launch ramp, into this PVC railslide bar. And I tried to 50-50 it, like the first time, thinking that all you have to do is ride up the ramp, and then just pop on the two PVC pipes and slide. Annnd... I got hung up on the lip and landed with my chest on the angled support of the railslide. I thought my ribs were broken. I just got the wind knocked out of me but I couldn’t tell the difference at the time.” 

Today, still in Illinois but no longer pinching offcuts from construction sites, Abloh is integrating that teenage passion for skate into his broader array of activities. Examples include his signing of the skater Lucien Clarke to endorse a Louis Vuitton skate shoe and running ads for it in Thrasher, promoting skaters he admires through Off-White and his own prodigious Instagram output, and partnering with the NGO Surf Ghana and skate crew Skate Nation to fund and construct a skatepark in Accra. As one cultural facet in his many-faceted design articulation, Abloh’s expressions of skate function to forward his broader agenda – to uplift, to enable, and to create the conditions of access for black people to social contexts and opportunities from which they have been historically excluded. Through his output at both Off-White and Louis Vuitton, Abloh will always be exposed to the skewed equivalence of those who maintain luxury fashion is intrinsically incompatible with skate culture, but he chooses not to be influenced by the authenticity vigilantes – instead he’s working to further the genuine equivalence between skateboarding and personal achievement as part of his wider practice. When we got together for a skate-centric conversation, here’s how Abloh unpacked his moves.

Luck of Lucien: Abloh invited Lucien Clarke to join tribe Louis Vuitton as its first sponsored skateboard pro.
Luck of Lucien: Abloh invited Lucien Clarke to join tribe Louis Vuitton as its first sponsored skateboard pro.

So Virgil, you skated in the ’90s? Yeah, and in the ’90s skating was evolving. It had always been something that was linked to California surf culture. But in the ’90s it was fusing with hip-hop through different skate scenes on the East Coast. So, you know, as a teenager in America at the time skating was what you did, that was how you bonded with your friends and did something creative. Communities were created. So skating was something that was very integral to my teenage years, skating with this crew of kids in my city. And we were watching skate videos, buying skate magazines... We were at our local skate park, it was called Rotation Station. We were in the moment of the culture. You skated too, so you get it.

And now you’re expressing skate in your work, alongside other forms of culture. We recently discussed jazz, and even though jazz has never been a big genre in skate, I’ve always thought there are parallels between the two. Both are art forms of American origin, and both involve rapid leaps of mental and physical improvisation.  I think there’s some amazing synergies between forms like jazz or figure skating and skateboarding – done by different people and done in a different landscape, but equally poetic. Once you have fused any sort of art form with black culture, you get a compelling combination. So when you talk about skating and jazz music, you know, thinking about Stevie Williams and Miles Davis I start to see similarities in their approach. Yeah, especially with regard to the overall canon.

They share a perspective that allows them to see potential and possibilities that were otherwise unseen? Exactly.

Clarke skates in the A View sneaker he co-designed in exchange with Abloh.
Clarke skates in the A View sneaker he co-designed in exchange with Abloh.
Samuel Ashley

The other night I saw you drop into an Instagram Live from Surf Ghana when they were out skating in Kumasi... Yeah, that was all in the moment. Not too pre planned! You can probably see in my work that I’m a bit resistant to leave my formative teenage years behind, you know! I just do it in an adult way. Skateboarding is very critical. It’s like you’re in, or you’re out: there’s that very purist objective, in just the same way there is in fashion, or high art or high society. But I operate by my own rules, in my own logic, and I’m not fearful. When it comes to skating, well, I have an authentic upbringing in it. And I’m focused on progression... You know, everything niche becomes pop culture that is valuable. And so for me, you know, finding this community that needs support, skateboarders in Africa, and actually building infrastructure, while fusing between Lucien Clarke, who is an amazing Jamaican-born skater in London, in the same sweep of what’s happening in Accra and Lagos, the motherland kids who are fostering a scene and who I’m supporting there as well... We’re making a global community regardless of the elitism or sort of territorial-ness that can happen in subculture.

It’s an irony shared by both skateboarding and fashion that they both articulate freedom while remaining highly protective of their own exclusivity. Exactly, the conundrum is there.

So you’re helping build a skatepark in Accra? I’m helping in an organic way, project by project, year by year. The overall goal is to help to build a foundation there.

(Continues)

Opening image: a portrait of Virgil Abloh by Bogdan Plakov shot February 2019.

Read the full interview by Luke Leitch in the May issue of L'Uomo, on newsstands from April 13th


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Tra camicie a quadri e giacche check, lo stile british torna a fare tendenza nella moda uomo primavera estate 2021. Tanti i designer che, con le nuove collezioni maschili, hanno rivisitato il tema attraverso interpretazioni - più o meno innovative - capaci di tradurre l'anima sofisticata dei tessuti a quadretti in bluse e capispalla cool.

La camicia a quadri della collezione uomo Celine primavera estate 2021 disegnata da Hedi Slimane ha il look del modello classico in flanella, tanto in voga nello stile grunge dei primi anni '90. Da indossare rigorosamente sopra una T-shirt è il capo perfetto per comporre un outfit a strati per la mezza stagione.

Celine
Celine

Il disegno tartan è dilatato in versione macro nella giacca check della collezione uomo Dior primavera estate 2021 disegnata da Kim Jones. Il modello in lana si distingue per una brillante combinazioni di colori con accenti fluorescenti, e dettagli originali come il colletto in pelliccia ecologica che continua il disegno del tessuto. L'ideale per le temperature intermedie.

Dior
Dior

Profuma di vacanze la camicia a quadri uomo della collezione Jacquemus primavera estate 2021. Caratterizzata da una silhouette vaporosa con spalle abbassate e maniche ampie, è realizzata in un tessuto dalla trama grezza come lino e canapa che contrasta con il disegno di incroci sottili. Perfetta quando il caldo inizia a farsi sentire.

Jacquemus
Jacquemus

Altre interpretazioni originali del tema check le abbiamo trovate nelle collezioni di moda uomo primavera estate 2021 firmate Etro, con giacche e camicie abbinate nello stesso motivo a quadri; Louis Vuitton, in total look dai colori psichedelici; Lemaire, con raffinatissimi ensemble nei toni del sabbia; oppure MSGM, con completi camicia e bermuda da turista a caccia di trend.

Etro
Etro
Louis Vuitton
Louis Vuitton
Lemaire
Lemaire
MSGM
MSGM
Continuate a scorrere in basso per i nostri consigli di shopping sulle migliori camicie a quadri uomo e giacche check di tendenza per la primavera estate 2021. Burberry, su farfetch.com
Burberry, su farfetch.com
Marni, su mrporter.com
Marni, su mrporter.com
Polo Ralph Lauren, su brownsfashion.com
Polo Ralph Lauren, su brownsfashion.com
Sacai, su mytheresa.com
Sacai, su mytheresa.com


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So che avremmo voluto fare tutto l'anno High Intensity Interval Training all'aperto. Ma a volte il solo pensiero di fare un “burpees” in un parco pubblico basta per farci venire subito la voglia di chiudere le tende e guardare per la terza volta due stagioni di Succession.

Ci siamo abituati a fare picnic distanziandoci, a portare a passeggio i cani da lockdown di altre persone e a prendere il sole negli spazi verdi urbani, ma come si fa se non ti ha mai sfiorato il desiderio di fare un allenamento total body al parco? (Ti capisco). Certo, c'è la soluzione indoor, con lo spostamento di tutti i mobili del soggiorno in modo da avere abbastanza spazio per un side-plank quotidiano e dei crunch (nel mio caso, pochi e deboli).

“Se ti sembra di aver bisogno di un check out completo, non sei la sola”, ha scritto una collega di Vogue all'inizio di questa settimana. “Ansia da ripresa? Ti senti stranamente apatica? La nutrizionista Amelia Freer condivide sei modi per sentirsi immediatamente rivitalizzate mentre andiamo verso la fine del lockdown”. Mi sentivo apatica, ma non era così insolito. Ho continuato a leggere, trovandolo chiaro in modo rassicurante. C'era la parte sul fatto di non sottovalutare il potere del sonno, cosa su cui siamo tutti d'accordo. Ho preso nota mentalmente di quale maschera per il viso ricca di nutrienti potrei spalmarmi per avere una “luminosità da centro benessere” poi sono arrivata alla parte riguardante l'esercizio fisico.

Fitness Focus
Se l'allenamento a casa vi annoia, vuol dire che non avete ancora provato questo
Un workout pensato dalla fitness coach & personal trainer Chiara Bertuccelli per JBL storico marchio di home entertainment

Ovviamente, la soluzione è tornare in palestra, giusto? Un attimo, però. Se mi leggi da un luogo in cui è permesso tornare nelle palestre indoor, è molto probabile che tu sappia che ora c'è da lottare per riuscire a iscriversi a una lezione, persino se da marzo 2020 hai messo il like a tutti i post su Instagram del tuo istruttore preferito.

E mentre sto qui seduta, curva sulla tastiera, a considerare l'idea di mettere un'altra sveglia all'alba per entrare nel portale di prenotazione della palestra nel momento stesso in cui è attivo, tutta la faccenda dell'allenamento in uno spazio pubblico che ho evitato per gli ultimi 12 mesi inizia a sembrarmi l'opzione meno stressante per fare un check up stagionale. Si può fare. Ci serve solo una musa dell'allenamento al parco, qualcuno che sia l'esempio dei benefici che si ottengono facendo attività all'aperto, pur conservando una parvenza di privacy. Qualcuno come Madonna.

In pochi riescono a superare la Madonna di fine anni '80 e inizio anni '90 per quel che riguarda cogliere i benefici per il benessere che vengono dall'attività fisica all'aperto. La superstar (accompagnata spesso dal personal trainer Robert Parr) abbandonava di frequente i tapis roulant degli hotel per le sponde della Senna o il piazzale di Buckingham Palace. Panoramico, ovviamente, ma anche chic.

L'uniforme da allenamento della Regina del Pop ha stabilito le regole su come inserire capi sportivi del passato in un outfit quotidiano sublimato, ricco di ispirazione per un look da fitness nel parco che vi accompagnerà dalla camminata veloce al pranzo di lavoro all'aperto. È anche esperta nel rendere l'attività all'aperto un po' più riservata. Ed ecco il fresco berretto da baseball Asics e l'ampia tuta da ginnastica in nylon; da notare che le sneakers hanno dei vivaci lacci fluorescenti che assicurano visibilità nel traffico. Si tratta di pratico abbigliamento sportivo, solo più curato.

Troviamo altrove suggerimenti di stile regali che sicuramente ci trovano d'accordo. Nelle giornate piovigginose, Madonna ha legato il cappuccio della giacca a vento Reebok sotto il mento per poi aggiungere un berretto degli LA Raiders, ottenendo un effetto grandioso senza sforzo. Molto prima che lo spinning diventasse un fenomeno alla moda, lei percorreva le piste ciclabili indossando pantaloncini da ciclista a motivi geometrici, un raffinato maglioncino blu scuro, occhiali Ray-Ban Wayfarer e fascia bianco candido (abbinata a calze da aerobica bianche). Poi c'è il mio preferito: il bucket hat patchwork e la T-shirt da skateboard che ha indossato per le vie di LA, appena uscita dalla palestra di Jane Fonda (una rara lezione indoor, a quanto pare).  È giunta l'ora di scaricare la app Nike Training Club, vero?

Madonna fa joggingMadonna
Madonna fa jogging con il suo allenatore
Getty ImagesMadonna fa joggingMadonna Jogging In New York
Madonna fa jogging a Central Park West, New York, 1990
Getty ImagesMadonna all'uscita della palestra di Jane Fonda a Los Angeles, California, ottobre 1985.Madonna File Photos
Madonna all'uscita della palestra di Jane Fonda a Los Angeles, California, ottobre 1985.
Getty ImagesMadonna fa jogging a New York ,19 settembre 1990Madonna and boyfriend Tony Ward jog around New York City
Madonna fa jogging a New York ,19 settembre 1990
Getty ImagesImage may contain: Human, Person, Clothing, Apparel, and PantsMadonnaGetty ImagesMadonna corre sulla Senna a Parigi, 7 febbraio 1990Madonna In Paris, France On February 07, 1990.
Madonna corre sulla Senna a Parigi, 7 febbraio 1990
Getty ImagesMadonna si allena in bicicletta, 1995Madonna On A Bike
Madonna si allena in bicicletta, 1995
Getty ImagesMadonna si allena in bicicletta, 1995Madonna On A Bike
Madonna si allena in bicicletta, 1995
Getty ImagesMadonna si allena in bicicletta, 1995Madonna On A Bike
Madonna si allena in bicicletta, 1995
Getty Images


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Desiderato, imitato e ora disponibile, pronto per essere mostrato per la fatidica richiesta (o per regalarselo!). L'anello di fidanzamento di Lady Diana ora infatti si può comprare, grazie a una riproduzione perfetta che differisce di un dettaglio (visibile a colpo d'occhio).

Conosciamo molto bene la sua storia: a tratti originale, per altri versi moderna, diventando così uno degli engagement ring più famosi dell'ultimo secolo. Fino a quel momento, quando Diana Spencer lo sceglie e ordina dal catalogo del gioielliere di corte, Garrand, creerà diversi rumors perché non è un pezzo unico forgiato esclusivamente per la coppia. Oggi Kate Middleton indossa quello stesso anello, con qualche piccola modifica. Ma questa è un'altra storia che coinvolge i figli di Diana Spencer, William e Harry.

Recentemente abbiamo visto una discreta copia realizzata per la serie tv Netflix The Crown, sfoggiata dall'attrice Emma Corrin, ma l'anello di fidanzamento creato da Lassaussois sembra essere una magnifica rivisitazione dello storico pezzo d'alta gioielleria. Di fatto si tratta di una brillante idea, nonché resa: il design è riprodotto fedelmente, grazie ai diamanti che circondano la pietra centrale che non è uno zaffiro bensì una rubellite dalle sfumature rosso-fucsia. Un dettaglio che non passa inosservato ma che dona un tocco moderno a un classico tra gli anelli di fidanzamento.



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L'italiano conosce solo due generi: maschile e femminile, non esiste il neutro a differenza di altre lingue. Per rendere il linguaggio più aperto e inclusivo, anche a chi non si riconosce in questo binarismo, esiste lo schwa. Per la prima volta lo ha adottato per le sue comunicazioni istituzionali anche un Comune italiano.Continua a leggere

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